I trabucchi, un patrimonio storico e culturale del Gargano

Nati come strumenti di pesca, i trabucchi costellano da secoli l’intera costa garganica, da Vieste a Peschici. Oggi, in rispetto alla tradizione garganica, queste strutture sono tutelate dal Parco Nazionale del Gargano, ma per molto tempo questi simboli della storia di questo meraviglioso territorio sono stati abbandonati.  

Molti sforzi per la rinascita e la valorizzazione dei trabucchi sono da riconoscere all’Associazione Onlus La Rinascita dei Trabucchi Storici, fondata proprio allo scopo di recuperare, restaurare e ricostruire i Trabucchi storici del Gargano così da poter far conoscere questa  testimonianza storica e culturale anche alle generazioni future.

Tra i soci dell’Associazione ci sono tanti Trabuccolanti, termine con cui si definivano i pescatori che facevano uso di queste strutture durante le loro sedute di pesca. Molti di loro parlano di una tecnica di costruzione tramandata solo per via orale e pratica: senza la loro testimonianza il meraviglioso mondo dei trabucchi andrebbe perduto per sempre.

A combattere insieme ai pescatori anche molti semplici cittadini, che hanno deciso di dedicarsi anima e cuore al progetto di restauro e valorizzazione dei trabucchi perché stanchi di vedere lentamente deteriorarsi dei simboli storici e culturali così importanti per il Gargano.

Ora che i trabucchi sono salvi, i turisti possono visitarli e scoprire di più su queste fenomenali macchine da pesca che per secoli hanno contribuito allo sviluppo del territorio pugliese. Un aiuto alla piena comprensione dei trabucchi e della loro eccezionalità arriva dai pescatori stessi che per il progetto di restauro hanno deciso di tramandare i segreti della loro costruzione e del loro utilizzo.

Ma come venivano costruiti i trabucchi e come funzionavano? I trabucchi avevano una struttura semplice, il cui cuore operativo era il ponte, ossia l’area che sorreggeva i pescatori durante le loro attività di pesca e di preparazione. Alla base del ponte non potevano mancare pali di Pino d’Aleppo, che sorreggevano l’intera struttura e che venivano lavorati e fatti essiccare in Agosto o Gennaio, per poi essere piantati in buchi nella roccia e fissati con maestria.

Sul ponte erano fissate i ciucce, gli argani con cui si manovravano le reti, ed era presente uno spazio riparato in cui conservare il materiale da pesca. Due grandi alberi sostenevano il peso delle antenne, canne lunghe almeno 40 metri ed esposte verso il mare. La loro funzione? Sostenere le reti immerse e permettere ai pescatori di vigilare il mare in attesa di avvistare banchi di pesci. Una volta individuato il pesce, i pescatori issavano le reti grazie agli argani, per poi recuperare il pescato con dei retini a mano.

Tra i trabucchi più belli compare quello della Spiaggia di San Lorenzo, un vero capolavoro di artigianalità. Con una camminata sulla spiaggia è possibile raggiungere la struttura ed ammirarla da vicino.

Chi soggiorna al villaggio turistico SantAndrea non può che visitare questo luogo dall’immenso valore storico e culturale: affacciandosi direttamente sulla spiaggia, i turisti troveranno il trabucco a pochi minuti a piedi dallo stabilimento balneare Tintarella di Luna, dove potranno trascorrere le loro vacanze.